Villa Pliniana
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La Villa Pliniana a Torno: un fascino oscuro e selvaggio

Villa Pliniana, situata a Torno, è una delle ville più famose del Lago di Como, appartata e triste, con un aspetto misterioso ed inquietante. Sembra quasi che ancora vi aleggino i fantasmi che secondo la leggenda turbavano il suo primo proprietario, il Conte Giovanni Anguissola di Piacenza. Egli si rifugia in questa Villa dopo aver preso parte alla congiura di palazzo in cui venne trucidato Pier Luigi Farnese. L’elegante Villa Pliniana viene costruita nel 1573, prendendo il nome da Plinio il Vecchio ed il Giovane. Questi descrissero la cascata intermittente che si trova nelle sue vicinanze, le cui acque precipitano nel lago dopo un salto di 80 m. Tuttavia, il nome del costruttore di questa villa situata in un’insenatura solitaria immersa nel verde è incerto. Secondo dei proposti recenti è Giovanni Antonio Piotti da Vacallo.

Fonte Pliniana

Una fonte intermittente di natura carsica si trova nel cortile interno dell’edificio, che, come abbiamo accennato poco fa, Plinio il Giovane descrisse in una lettera indirizzata a Lucio Licinio Sura. Ecco un estratto della lettera:
villa plinianaTi ho portato in luogo di un piccolo dono dal mio paese natale un problema degno di codesta tua scienza profondissima. Nasce dalla montagna una sorgente, discende attraverso le rocce, si raccoglie in un piccolo vano atto a pranzavi, tagliato a mano dall’uomo. Dopo essersi un po’ trattenuta cade nel lago Lario. Ha una strana natura: tre volte al giorno si innalza e si abbassa per determinati crescimenti e diminuzioni. Forse che una corrente d’aria più nascosta ora apre l’apertura e i canali della sorgente e ora li chiude (…)
Inoltre, anche Leonardo Da Vinci visitò la fonte, qualche anno prima che venisse costruito il palazzo, descrivendo il fenomeno nel codice Leicester.  

La storia

Villa Pliniana è tutt’oggi disabitata e situata in un’insenatura boscosa del Lago. Dal 1983 appartiene alla Società Immobiliare Pliniana, la quale ha iniziato un lento lavoro di restauro storico. Tuttavia la sua destinazione è ancora incerta: è già stata scartata l’idea di trasformarla in convento, ma si pensa di convertirla in un centro studi o centro benessere. Oggigiorno il complesso vive solamente di ricordi culturali collegati al periodo Romantico e Decadentista europeo. Durante il Medioevo, gli abitanti di Torno insediarono nel luogo originario mulini e impianti volti alla lavorazione della lana. Nel 1573 il Conte Giovanni Anguissola decide di costruirsi una villa-fortezza fuori città. Ad oggi la sua costruzione è attribuita all’architetto Giovanni Antonio Piotti, il quale la terminò nel 1577. Nel 1590 gli eredi la vendettero a Pirro Visconti Borromeo, il quale la completò e fece terrazzare i terreni vicini al fine di adibirli alla coltivazione della vite e del castagno. Successivamente, nel 1676, passò a Francesco Canarisi di Torno, il quale fece affrescare gli ambienti aggiungendovi ritratti dei propri antenati e dei Plinii. Inoltre, costruirono anche una piccola cappella dedicata a San Francesco.

La fuga che provocò lo scandalo

Nei primi anni dell’Ottocento, Villa Pliniana cambiò vari proprietari, fino a quando, nel 1840, il principe Emilio Barbiano di Belgiojoso d’Este la comprò ed ideò un completo rifacimento delle decorazioni. In seguito ad una fuga da Parigi che causò uno scandalo a corte, Emilio visse nella Villa in compagnia della sua amante, principessa di Wagram e moglie del duca di Plaisance Anne-Marie Berthier, tra il 1843 e il 1851. Il loro arrivo si ricorda così:
La Pliniana aprì loro il suo alto cancello e lo scroscio della cascata coprì le esclamazioni di gioia della contessa colpita da tanta bellezza. Nel salone, Anna si trattenne muta per l’emozione davanti ad un piccolo stipo che Napoleone nel 1797 aveva regalato ai suoi ospiti per ringraziarli dell’accoglienza ricevuta. Bonaparte aveva persino pensato di acquistare la villa che gli pareva un luogo di riposo ideale. Anna guardò intenerita il pianoforte su cui Rossini in tre giorni aveva composto il suo Tancredi, e su un muro della loggia lesse la pagina di Plinio il Giovane concernente la sorgente intermittente.
Successivamente alla morte di Emilio, il palazzo rimase nelle mani della moglie, la principessa Cristina Trivulzio. In seguito fu ereditato dal genero, Ludovico Trotti Bentivoglio. Era il 1890 quando passò ai Valperga di Masino, che dopo aver trasferito gli arredi al castello di Masino, lo cedettero alla società immobiliare Pliniana (1983).

Leggende e curiosità sulla Villa Pliniana

A causa della sua posizione isolata e del suo aspetto severo, Villa Pliniana è ancora nota, ad oggi, per essere dimora di spettri. Questo è dovuto anche al fatto che il primo proprietario (Giovanni Anguissola) morì a sua volta assassinato dopo aver ucciso il duca di Parma. Basti pensare allo stesso romanzo Malombra, di chiaro gusto decadente, che rivela l’interesse di Fogazzaro verso le materie occulte.  

La storia d’amore tra Emilio Barbiano di Belgiojoso e Anne-Marie Berthier

L’episodio diventato più famoso è senza dubbio quello legato alla storia d’amore tra Emilio Barbiano di Belgiojoso e la principessa Anne-Marie Berthier. Questi infatti vissero otto anni di totale isolamento a Villa Pliniana. Anne-Marie viveva a Parigi con il marito, duca di Plaisance da Bonaparte, e fuggì d’improviso insieme al Belgiojoso, abbandonando anche una bambina appena nata. Inutile dire che suscitò un grande scandalo. Così facendo, dalla fine degli anni Trenta ai primi anni Quaranta si dedicarono solamente al piacere. Questo accadde in una villa con «sale folte di ombra, che sembran mute camere funerarie d’un castello di sovrani spariti», immersi in un paesaggio caratterizzato da «sepolcrali, alti cipressi», su «un ermo dirupo fra memorie immani d’agguati e di sangue». Di loro si narra:
Di sera, sui rintocchi della mezzanotte, erano soliti avvolgersi nudi insieme in un lenzuolo per tuffarsi dall’alto della loggia nel lago, come per cercare un lenimento alle febbre d’amore che li univa. I paesani sulla sponda opposta credettero di vedere un fantasma e si spaventarono. La ripetizione quotidiana del fatto confermò la loro credenza. Corse voce che, ogni giorno a mezzanotte precisa, un fantasma – forse quello dell’Anguissola o quello della vittima del governatore, il duca di Piacenza – piombava a capofitto nel lago.
Alla donna non interessava lo scandalo provocato, respingendo tutti i tentativi volti a farla tornare in Francia. Il principe, dal canto suo, rifiutò l’invito di tornare ad occuparsi della patria. Infine, un giorno, Anne-Marie se ne andò, abbandonandolo mentre dormiva per trasferirsi a Milano. Qui acquisterà un palco alla Scala, riprendendo la vita mondana che aveva già caratterizzato gli anni antecedenti alla fuga col Belgiojoso. Quest’ultimo rimase recluso nella villa per qualche anno finché non decise, a causa della sua sifilide, di passare gli ultimi anni di vita nel suo palazzo meneghino.

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